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lunedì 29 agosto 2011
lettera di un papà di etnia rom
Florin è un rom, papà anche lui di tre figli che vanno a scuola, la maggiore Alexandra è già alle medie. Non ha un indirizzo vero perché ha subito numerosi sgomberi in questi ultimi due anni; a quello del novembre 2009 nel mio quartiere, Rubattino, ne sono seguiti tanti altri. Ogni volta è così: lui trovava un accordo con qualcuno per collocare il suo camper, pagando un modico affitto con il lavoro che ha, part time, all'Amsa. Poi dura poco, chiamano la polizia per mandarli via perché vedono che sono in tanti, lui coi figli e la moglie, il fratello con la sua numerosa famiglia.
domenica 28 agosto 2011
I rom non sono romeni!
I ROM NON SONO ROMENI
di Costel Antonescu
In Italia
Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali:
Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un’origine comune, L’india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti. L’opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell’Italia e i Rom nell’Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1’80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.
L’arrivo in Italia
L’origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l’itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall’India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l’Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani. A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all’assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grecia e l’attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l’arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all’epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nord per via terra, proveniente, dall’Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca. Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l’Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall’interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla “memoria” e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscitavano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l’arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un’anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: “A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d’Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone…… ” Dalle “grida” e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione).
I Rom abruzzesi
I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all’essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l’attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L’istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famiglia, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune. Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l’esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un’intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione. Essi tutelano la dignità e l’onore del Rom. Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi. Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall’etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d’azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri. Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall’insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l’immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in termini criminalizzanti, l’una e l’altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime. La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione, che lo pone sicuro davanti all’imprevedibile. Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l’assimilazione. Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l’individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati “gavalé” e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all’interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all’esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esigenze che alterano l’etica romanès e che infondono nei Rom l’arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo. Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte.
La lingua
La lingua dei Rom abruzzesi detta “romanès” o “romaní ©hib” è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell’Italia centromeridionale a testimonianza dell’itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell’India verso occidente.
di Costel Antonescu
In Italia
Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali:
Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un’origine comune, L’india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti. L’opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell’Italia e i Rom nell’Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1’80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.
L’arrivo in Italia
L’origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l’itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall’India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l’Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani. A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all’assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grecia e l’attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l’arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all’epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nord per via terra, proveniente, dall’Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca. Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l’Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall’interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla “memoria” e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscitavano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l’arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un’anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: “A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d’Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone…… ” Dalle “grida” e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione).
I Rom abruzzesi
I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all’essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l’attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L’istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famiglia, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune. Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l’esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un’intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione. Essi tutelano la dignità e l’onore del Rom. Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi. Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall’etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d’azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri. Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall’insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l’immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in termini criminalizzanti, l’una e l’altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime. La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione, che lo pone sicuro davanti all’imprevedibile. Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l’assimilazione. Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l’individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati “gavalé” e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all’interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all’esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esigenze che alterano l’etica romanès e che infondono nei Rom l’arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo. Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte.
La lingua
La lingua dei Rom abruzzesi detta “romanès” o “romaní ©hib” è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell’Italia centromeridionale a testimonianza dell’itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell’India verso occidente.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 08 Ottobre 2010 17:28)
« Convalido l'iscrizione di questo blog al servizio Paperblog sotto lo pseudonimo giornaleitaliano ».
Rom bosniaci invadono la Magliana
Quasi un centinaio di rom bosniaci accampati fuori, nei furgoni parcheggiati in strada, e oltre quaranta rom croati sistemati dentro il capannone di uno stabilimento nautico ora in disuso. La comparsa dei senzatetto all'altezza del civico 297 di via della Magliana si è verificata in un batter d'occhio, da Ferragosto in poi. Creando non poco malumore tra i residenti e non solo. Nella scuola media «Quartararo» il custode e la sua famiglia sono rimasti senza acqua: pare che i rom bosniaci abbiano manomesso le bocchette idriche alle quali si accede forzando gli sportelli montati sul muro di cinta che costeggia il marciapiede, lasciando la famigliola a secco per qualche giorno. Poi vigili urbani del XV Gruppo e pompieri hanno sistemato il danno causato dai predoni dell'acqua. Ma è solo un anticipo della tensione che sembra destinata a salire con l'apertura della scuola, situata proprio davanti all'ingresso dei capannoni della «Vela de Mar». I carabinieri della vicina stazione di Villa Bonelli hanno già ricevuto i primi esposti. La situazione però non sembra di facile soluzione. I militari hanno denunciato 43 romeni per invasione e occupazione di edificio privato. Inoltre, controllando il territorio hanno scoperto che in un appartamento in zona si trovavano alcune ragazze rom, sospettando lo sfruttamento della prostituzione. Il XV Municipio è stato informato, così come la Prefettura e il Comune per un eventuale sgombero. Eppure i rom sono ancora lì. «Noi non ce ne andiamo - dicono - Prima di arrivare qui abbiamo chiesto al Campidoglio una sistemazione a Prima Porta ma ci hanno detto che non era possibile. Il proprietario del capannone - assicurano - ci ha detto che possiamo rimanere basta che puliamo e non creiamo problemi. Oltre agli adulti ci sono anche venti bambini: dove li portiamo, dove andiamo a dormire?». La loro versione però è tutta da verificare. La Municipale sta cercando di contattare il proprietario per capire se ha davvero autorizzato i rom, se ha chiesto loro dei soldi oppure è all'oscuro della presunta occupazione. «La presenza costante e invasiva dei nomadi a Magliana - interviene il consigliere Pdl del XV Municipio, Augusto Santori - è favorita purtroppo dal ritorno dei rom nei pressi del viadotto della Magliana nonché sulle aree golenali del Tevere, ove proliferano nuovi stanziamenti abusivi di fortuna. Il contesto di Magliana rischia per questo di esplodere, considerato che sono in aumento le frizioni tra la cittadinanza residente e i nomadi che quotidianamente invadono il quartiere»
albanese bastardo seviziava donne e le constringeva a prostituirsi sulla strada!
Fermato Ilir Kadiu, 30enne albanese pregiudicato
Le donne sono romene di 24 e 18 anni
Costringeva due donne a prostituirsi per avere denaro con cui giocare alle slot machine e ai video poker. Ilir Kadiu, trentenne albanese, pregiudicato e nullafacente, è stato fermato lunedì scorso dai carabinieri di Bologna: l'uomo, residente a Ravarino, nel Modenese, è accusato di aver sfruttato, per tre mesi, due ragazze romene di 24 e 18 anni. Le due donne alloggiavano in un appartamento affittato da Kadiu a Crevalcore. La prostituzione, invece, spaziava da Anzola dell'Emilia a Modena e Cervia.
L'INDAGINE - L'indagine è partita dalla denuncia presentata dalla più giovane delle due ragazze ai carabinieri di Anzola: ai militari la ragazza ha segnalato la scomparsa della connazionale, raccontando che si trattava di una cugina con la quale divideva un'abitazione in via Gramsci a Modena. Versione che non ha convinto i carabinieri. Così i militari, dopo aver messo sotto osservazione l'appartamento modenese, hanno visto come stavano realmente le cose: le due donne, con botte e minacce dell'albanese, erano costrette a prostituirsi. Per quanto riguarda la 24enne, secondo i militari la ragazza sarebbe riuscita a sfuggire trovando rifugio in un luogo sicuro.
L'OPERAZIONE - L'uomo è stato fermato, insieme alla 18enne, proprio nell'appartamento di Crevalcore: all'interno i Carabinieri hanno trovato anche una pistola scacciacani, circa 1.000 euro in banconote di vario taglio e svariato materiale inerente all'attività di prostituzione (preservativi ed indumenti succinti). Le indagini hanno permesso inoltre di acclarare che Kadiu, mentre la 24enne si prostituiva, restava in zona sottoponendola a numerosi controlli telefonici e diretti. Lo sfruttatore cambiava spesso il luogo dove far prostituire le donne, decidendo sulla base di stime sui proventi nelle varie zone (giudicati superiori a Modena e a Cervia) e sulla possibilità di evitare i controlli da parte delle forze dell'ordine. Gli inquirenti, inoltre, hanno verificato che anche l'appartamento di Crevalcore veniva usato come luogo per consumare rapporti sessuali, fissati con appuntamenti telefonici, tra la 24enne e clienti abituali (circa una decina) a cui la donna aveva fornito il numero nel corso di precedenti adescamenti lungo la strada. Nella giornata di ieri il fermo di Kadiu è stato convalidato dal Gip e l'albanese si trova ora agli arresti domiciliari.
venerdì 17 giugno 2011
NAPOLI L ETNIA ROM E SINTI PER SCONFIGGERE PAURE E PREGIUDIZI
NAPOLI , all’Hotel Mediterraneo (via Ponte di Tappia n. 25) Oltre 100 giornalisti, studenti, operatori dell’informazione per l’ultimo appuntamento di Newsrom, informare senza pregiuzi. Un grande successo per l’iniziativa di sensibilizzazione sulle tematiche di rom e sinti.
“Zingari: di regola passano per una razza spregevole” Alla lettera Z dell’Enciclopedia italiana, la Treccani, nel 1949, un anno dopo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo i rom non sono ancora considerati esseri umani.
E oggi, chi ha paura dei rom? Per un italiano su due la loro presenza diventa emergenza. Un antinomadismo alimentato anche dalla disinformazione. Per informare senza pregiudizi si è svolto a Napoli all’Hotel Mediterraneo (via Ponte di Tappia, 25) il terzo appuntamento di “Newsrom”, iniziativa organizzata dall’Associazione giornalisti scuola di Perugia nell’ambito della campagna Dosta promossa dal Consiglio europeo, coordinata e finanziata dall’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunita’, che conclude a Napoli un percorso partito a Roma lo scorso 23 marzo con tappa a Milano il 12 maggio.
Ad aprire l’evento, moderato da Dario Moricone, giornalista di Televideo, le parole del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha espresso la propria vicinanza e apprezzamento per l’iniziativa che Ministero e Unar hanno scelto di sostenere e promuovere.
“Sono convinta che un’efficace lotta alle discriminazioni ed una vera integrazione passino anche attraverso una informazione giusta, di qualità e senza pregiudizi, in una parola sola: “corretta”. Occorre stare molto attenti a come vengono raccontate le vicende, le storie, solitamente di cronaca nera, che riguardano persone, generalmente e sbrigativamente chiamate “zingari”, ma che, innanzitutto, sono uomini e donne che appartengono ad una realtà culturale complessa, diversa dalla nostra, che merita di essere approfondita e compresa”.
Sono considerati “nomadi”, anche se solo una piccola percentuale di loro (40mila su 150mila) vive nei campi. Sono soprattutto bambini. Si dice che non vadano a a scuola, uno stereotipo alimentato dall’ignoranza e dall’isolamento, che inizia sui banchi di scuola.
“La pedagogia zingara nasce negli anni Sessanta – spiega Luca Bravi, docente presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università degli Studi di Firenze – non è passato molto tempo da quando c’erano classi per soli rom”.
Fino agli anni Ottanta nelle scuole italiane sono esistite classi differenziate. “La progettazione educativa e sociale rivolta ai rom e ai sinti ha continuato a conservare una visione stereotipata dello “zingaro”. Ha prodotto la ghettizzazione ed il rifiuto del “campo nomadi”, un luogo che la cultura maggioritaria ha edificato per quei soggetti che immaginava stranieri e nomadi. Rom e sinti in realtà sono oggi soprattutto stanziali e per la metà dei 150mila presenti in Italia – lo 0,2 per cento dell’intera popolazione della penisola di cittadinanza italiana”.
Alexandro il Biondino e Carol Faccia da pugile. I due romeni accusati dello stupro del parco romano della Caffarella, poi scoperti innocenti, per giorni sono stati sbattuti in prima pagina. Perché? “Era necessario trovare due colpevoli”, sostiene Bianca Stancanelli, inviato di Panorama. Quali sono i meccanismi della cattiva informazione?
“E’ molto difficile parlare di rom se non attraverso luoghi comuni: ladri, zingari. L’informazione è disposta a occuparsi di rom e sinti solo quando segue lo stereotipo: quando, come si dice nel giornalismo, l’uomo morde il cane, altrimenti non fa notizia. Per i rom è esattamente il contrario: o se ne parla male, o non appare sui giornali”.
Stancanelli ha anche osservato la ricorrenza sui media delle parole rom e nomadi nell’arco di un anno, tra il 2009 e il 2010. “Ho fatto uno studio negli archivi dell’Ansa: in un anno nel notiziario generale si parlava di rom in 289 casi, nel regionale la parola nomadi balzava fuori 904 volte, in pochissimi casi però erano notizie correlati ad episodi positivi. Mentre gli esempi ci sono. Per esempio la storia di Laura Halinovich, giovane regista autrice del film “Io, la mia famiglia rom e Woody Allen”.
Eva Ciuk, documentarista e giornalista della Tgr Rai in Friuli Venezia Giulia ha lavorato su queste tematiche nelle scuole primarie e medie con il progetto “Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?”. Il volume è stato proposto in molti istituti, suscitando domande e riflessioni sulla realtà dei popoli rom e sinti. “Sono stata in Kosovo cinque anni dopo la guerra. Qui è nato il progetto, per raccontare ai bambini attraverso una stessa fiaba con caratteristiche diverse – non c’è il bosco incantato, non c’è il panierino con il buon cibo, non c’è la mantellina rossa – la verità su rom e sinti, spesso misconosciuta”.
Simone D’Antonio di Cittalia – Fondazione Anci, sottolinea che “in Italia esistono profonde differenze e attraverso il lavoro che Cittalia ha realizzato, su impulso dell’ufficio di Bruxelles, sono stati raccolti dati sorprendenti, che rivelano una situazione importante e complessa”.
Gli ultimi casi di cronaca offrono lo spunto per le riflessioni e gli interventi del secondo tempo della conferenza. Si riparte con la costruzione degli stereotipi.
Donatella Trotta, giornalista del Mattino, afferma che “il punto di partenza per costruire una nuova cultura è l’empatia”. E si interroga su come sia possibile, informando, sradicare certe attitudini.
Don Gino Battaglia, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, che sui rom ha un’esperienza ventennale, ci dà la sua testimonianza diretta: “A Napoli il discorso sui rom parte di Ponticelli, in seguito a un presunto tentativo di rapimento di un neonato. Quel giorno Napoli si è svegliata diversa”. Inoltre Don Gino Battaglia fa notare che “in base al rapporto conclusivo di indagine del Senato della Repubblica gli zingari in Italia sono pochi, due terzi vengono dalla ex Jugoslavia, un terzo dalla Romania, tutti gli altri e sono la stragrande maggioranza sono italiani”.
“In Italia esistono i campi ed esistono gli sgomberi, questo è assurdo. Dagli anni ottanta abbiamo alimentato una zona di marginalità grave –aggiunge Don Battaglia – e questo è vero per Napoli ma non solo. La situazione che ne deriva è degenerata. Ad esempio, nei campi sono comparsi traffico di droga e prostituzione, anche maschile, che pima non esistevano e ora alimentata dalla politica degli sgomberi. Il denaro pubblico che è stato speso per questi interventi è ingente e questo impone una riflessione seria. Forse una politica abitativa sarebbe stata più opportuna. Oggi va riscritta una nuova pagina di storia, cancellando il passato. Quello dei rom è un popolo di bambini, questa pagina “nuova” la possiamo ancora scrivere e dobbiamo batterci insieme a loro per farlo”. Per info: www.newsrom.it
“Zingari: di regola passano per una razza spregevole” Alla lettera Z dell’Enciclopedia italiana, la Treccani, nel 1949, un anno dopo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo i rom non sono ancora considerati esseri umani.
E oggi, chi ha paura dei rom? Per un italiano su due la loro presenza diventa emergenza. Un antinomadismo alimentato anche dalla disinformazione. Per informare senza pregiudizi si è svolto a Napoli all’Hotel Mediterraneo (via Ponte di Tappia, 25) il terzo appuntamento di “Newsrom”, iniziativa organizzata dall’Associazione giornalisti scuola di Perugia nell’ambito della campagna Dosta promossa dal Consiglio europeo, coordinata e finanziata dall’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunita’, che conclude a Napoli un percorso partito a Roma lo scorso 23 marzo con tappa a Milano il 12 maggio.
Ad aprire l’evento, moderato da Dario Moricone, giornalista di Televideo, le parole del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha espresso la propria vicinanza e apprezzamento per l’iniziativa che Ministero e Unar hanno scelto di sostenere e promuovere.
“Sono convinta che un’efficace lotta alle discriminazioni ed una vera integrazione passino anche attraverso una informazione giusta, di qualità e senza pregiudizi, in una parola sola: “corretta”. Occorre stare molto attenti a come vengono raccontate le vicende, le storie, solitamente di cronaca nera, che riguardano persone, generalmente e sbrigativamente chiamate “zingari”, ma che, innanzitutto, sono uomini e donne che appartengono ad una realtà culturale complessa, diversa dalla nostra, che merita di essere approfondita e compresa”.
Sono considerati “nomadi”, anche se solo una piccola percentuale di loro (40mila su 150mila) vive nei campi. Sono soprattutto bambini. Si dice che non vadano a a scuola, uno stereotipo alimentato dall’ignoranza e dall’isolamento, che inizia sui banchi di scuola.
“La pedagogia zingara nasce negli anni Sessanta – spiega Luca Bravi, docente presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università degli Studi di Firenze – non è passato molto tempo da quando c’erano classi per soli rom”.
Fino agli anni Ottanta nelle scuole italiane sono esistite classi differenziate. “La progettazione educativa e sociale rivolta ai rom e ai sinti ha continuato a conservare una visione stereotipata dello “zingaro”. Ha prodotto la ghettizzazione ed il rifiuto del “campo nomadi”, un luogo che la cultura maggioritaria ha edificato per quei soggetti che immaginava stranieri e nomadi. Rom e sinti in realtà sono oggi soprattutto stanziali e per la metà dei 150mila presenti in Italia – lo 0,2 per cento dell’intera popolazione della penisola di cittadinanza italiana”.
Alexandro il Biondino e Carol Faccia da pugile. I due romeni accusati dello stupro del parco romano della Caffarella, poi scoperti innocenti, per giorni sono stati sbattuti in prima pagina. Perché? “Era necessario trovare due colpevoli”, sostiene Bianca Stancanelli, inviato di Panorama. Quali sono i meccanismi della cattiva informazione?
“E’ molto difficile parlare di rom se non attraverso luoghi comuni: ladri, zingari. L’informazione è disposta a occuparsi di rom e sinti solo quando segue lo stereotipo: quando, come si dice nel giornalismo, l’uomo morde il cane, altrimenti non fa notizia. Per i rom è esattamente il contrario: o se ne parla male, o non appare sui giornali”.
Stancanelli ha anche osservato la ricorrenza sui media delle parole rom e nomadi nell’arco di un anno, tra il 2009 e il 2010. “Ho fatto uno studio negli archivi dell’Ansa: in un anno nel notiziario generale si parlava di rom in 289 casi, nel regionale la parola nomadi balzava fuori 904 volte, in pochissimi casi però erano notizie correlati ad episodi positivi. Mentre gli esempi ci sono. Per esempio la storia di Laura Halinovich, giovane regista autrice del film “Io, la mia famiglia rom e Woody Allen”.
Eva Ciuk, documentarista e giornalista della Tgr Rai in Friuli Venezia Giulia ha lavorato su queste tematiche nelle scuole primarie e medie con il progetto “Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?”. Il volume è stato proposto in molti istituti, suscitando domande e riflessioni sulla realtà dei popoli rom e sinti. “Sono stata in Kosovo cinque anni dopo la guerra. Qui è nato il progetto, per raccontare ai bambini attraverso una stessa fiaba con caratteristiche diverse – non c’è il bosco incantato, non c’è il panierino con il buon cibo, non c’è la mantellina rossa – la verità su rom e sinti, spesso misconosciuta”.
Simone D’Antonio di Cittalia – Fondazione Anci, sottolinea che “in Italia esistono profonde differenze e attraverso il lavoro che Cittalia ha realizzato, su impulso dell’ufficio di Bruxelles, sono stati raccolti dati sorprendenti, che rivelano una situazione importante e complessa”.
Gli ultimi casi di cronaca offrono lo spunto per le riflessioni e gli interventi del secondo tempo della conferenza. Si riparte con la costruzione degli stereotipi.
Donatella Trotta, giornalista del Mattino, afferma che “il punto di partenza per costruire una nuova cultura è l’empatia”. E si interroga su come sia possibile, informando, sradicare certe attitudini.
Don Gino Battaglia, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, che sui rom ha un’esperienza ventennale, ci dà la sua testimonianza diretta: “A Napoli il discorso sui rom parte di Ponticelli, in seguito a un presunto tentativo di rapimento di un neonato. Quel giorno Napoli si è svegliata diversa”. Inoltre Don Gino Battaglia fa notare che “in base al rapporto conclusivo di indagine del Senato della Repubblica gli zingari in Italia sono pochi, due terzi vengono dalla ex Jugoslavia, un terzo dalla Romania, tutti gli altri e sono la stragrande maggioranza sono italiani”.
“In Italia esistono i campi ed esistono gli sgomberi, questo è assurdo. Dagli anni ottanta abbiamo alimentato una zona di marginalità grave –aggiunge Don Battaglia – e questo è vero per Napoli ma non solo. La situazione che ne deriva è degenerata. Ad esempio, nei campi sono comparsi traffico di droga e prostituzione, anche maschile, che pima non esistevano e ora alimentata dalla politica degli sgomberi. Il denaro pubblico che è stato speso per questi interventi è ingente e questo impone una riflessione seria. Forse una politica abitativa sarebbe stata più opportuna. Oggi va riscritta una nuova pagina di storia, cancellando il passato. Quello dei rom è un popolo di bambini, questa pagina “nuova” la possiamo ancora scrivere e dobbiamo batterci insieme a loro per farlo”. Per info: www.newsrom.it
mercoledì 20 aprile 2011
romania forte ripresa economica grazie anche all umento numerico di imprese e aziende italiane che operano in romania
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 18 apr - *** Romania: economia in ripresa, per l'Italia e' partner strategico Il quadro macroeconomico della Romania, Paese in cui si registra la maggior concentrazione unitaria di imprese italiane all'estero, appare in netto miglioramento: dopo un 2010 in fase di rallentamento, le previsioni del 2011 indicano una moderata ripresa del PIl (nell'ordine dell'1,5%) destinata ad acquisire progressivamente di consistenza per riportare il tasso di crescita di nuovo su livelli elevati ( +4,5% ) gia' nel 2011. E' l'effetto previsto dalle misure draconiane di riduzione della spesa pubblica adottate dal Governo di Bucarest che, in cambio, si appresta ad accrescere gli stanziamenti per investimenti e ricerca. Si aggiungono il progetto di legge di riforma del Diritto del Lavoro in senso piu' liberistico all'esame del parlamento, mentre la pressione fiscale sulle imprese, gia' relativamente bassa, potrebbe essere ulteriormente ridotta per incentivare soprattutto gli investimenti esteri. Procedono anche le riforme nel settore della giustizia e nella lotta alla corruzione ed alla cattiva amministrazione. Gradualmente, insomma, la Romania si appresta a riprendere lo sviluppo asiatico degli anni pre-crisi: in tale contesto, la crescita delle esportazioni negli ultimi mesi ha ridato fiato anche alla moneta locale, oggi al massimo valore da undici mesi dopo una significativa caduta in concomitanza con il periodo della crisi mondiale. In questo contesto si inserisce anche la previsione di un ulteriore rafforzamento della presenza italiana. In particolare, una recente indagine di Sergio Mariotti e Marco Mutinelli (Italia Multinazionale 2010) sottolinea la tendenza degli investimenti esteri diretti dell'Italia a privilegiare il 'near-shoring' nel senso che a breve termine le imprese del nostro Paese appaiono orientate a privilegiare mercati vicini geograficamente e stabili politicamente. Si aggiunge l'ulteriore fenomeno del 'backshoring' cioe' del possibile ritorno di aziende e capitali che sembravano ormai tentati da orizzonti geografici di internazionalizzazione piu' lontani. Fenomeno alimentato anche dai rischi di instabilita' emersi in Nord Africa e Medio Oriente. In questo contesto appare come oltremodo positiva la recente apertura a Bucarest di un ufficio della SACE responsabile per tutto l'est Europa e il ritorno della Simest, autorizzata di nuovo ad operare in questo Paese. La Romania infatti riveste per l'Italia, un'importanza strategica come dimostrano i tremila Tir che operano giornalmente collegando i due Paesi e i circa 450 voli diretti settimanali da e verso l'Italia. Un importante sforzo per misurare la realta' sottostante a questo quadro e' stato recentemente fatto dall'Istat che ha pubblicato un rapporto sulla presenza delle imprese italiane in Romania. I dati su cui si basa l'analisi risalgono al 2008 ma gia' allora erano insediate in Romania 3.777 a totale controllo italiano, per un totale di 138mila addetti. Rispetto alla situazione attuale il numero e' probabilmente sottostimato. Ad esempio, dai registri della Camera di Commercio della Romania, alla fine del 2010, emerge che le imprese con partecipazione italiana al capitale sociale erano 29.750. Va aggiunto pero' che i criteri di selezione dei soggetti delle due indagini sono molto differenti e la stessa rumena fonte specifica che le imprese operative tra quelle identificate, erano poco meno di 20.000. Mdn (RADIOCOR) 18-04-11 14:28:06 (0220) 5 NNNN
Visualizza altro http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-924959/notiziario-farnesina-iniziative/#ixzz1K2xnX6FN
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